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Azione di Governo

Scuola, Gelmini punta su merito, valutazione e autonomia

Stipendi nella media Ocse per i docenti, più valore al merito nella valutazione degli studenti e maggiore autonomia nella gestione di programmi e risorse per le scuole: queste alcune delle proposte del Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, in audizione alla Camera per presentare il programma del suo dicastero. In arrivo anche nuove misure anti-bullismo.

Puntare sul merito, la valutazione e l’autonomia: è questa la proposta per la scuola che il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini presenta nel suo discorso programmatico in Commissione Cultura alla Camera.

Il merito. Nessuna ambiguità sul tema: “La scuola deve premiare gli studenti migliori. Se i risultati sono uguali per tutti, saranno sempre i figli dei privilegiati a prevalere”, così il ministro dell’Istruzione esprime la volontà di premiare il merito, inteso come “intelligenza più impegno”. La meritocrazia, ha ricordato infatti il ministro Gelmini, “è un sistema di valori che promuove l'eccellenza delle persone indipendentemente dalla loro provenienza sociale, economica, etnica”; invece, “in Italia”, ha aggiunto, “si fa troppo spesso carriera solo per conoscenze o anzianità”. Per contrastare questa tendenza e' necessaria “una rivoluzione culturale”: “non sarà semplice, non sara' immediato” ha dichiarato il titolare dell’istruzione perché, citando i “Quaderni dal carcere” di Antonio Gramsci, “occorre persuadere molta gente che anche lo studio e' un mestiere, e molto faticoso”.

La valutazione. Non solo, “devono essere previsti sistemi premianti anche per il corpo docente e al contempo una valutazione del loro lavoro” perché la scuola non può essere usata come “ammortizzatore sociale con il risultato di stipendi da fame, tramonto della cultura del merito, tramonto del senso della scuola”. Una delle priorità nel programma del ministro Gelmini, sarà quindi l’adeguamento degli stipendi degli insegnanti alla media Ocse che attualmente e' superiore ai 40 mila euro l'anno. ''Non possiamo ignorare” ha ricordato il titolare dell’Istruzione “che lo stipendio medio di un professore di scuola secondaria superiore dopo 15 anni di insegnamento e' pari a 27.500 euro lordi annui, tredicesima inclusa” mentre “fosse in Germania, ne guadagnerebbe 20 mila in piu'. In Finlandia 16 mila in più”.

L’autonomia. Oltre a merito e valutazione, il ministro Gelmini ritiene sia fondamentale per il sistema scolastico superare una “vecchia e deleteria” logica centralistica che non tiene conto delle specificità sociali e territoriali in cui le scuole sono inserite. Una sorta di federalismo all’insegna della sussidiarietà, è questa la proposta del titolare dell’Istruzione che ritiene il sistema scolastico italiano “maturo per forme avanzate di autonomia”. La logica è quella di “valorizzare la governance degli istituti, dotandola di poteri e risorse adeguate”.

Tre “i” più una, l’italiano. Nel suo discorso programmatico alla Camera, il ministro Gelmini si è espresso anche in merito ai programmi scolatici, in cui ritiene debba essere valorizzato l’insegnamento dell’Italiano, la quarta “i”, oltre a inglese, internet e impresa, indispensabile a percorrere le strade del terzo millennio. L’antico trinomio “leggere, scrivere e far di conto”, secondo il ministro dell’Istruzione, è da declinare e approfondire a seconda dei livelli e dei percorsi di istruzione "senza indulgere nello spezzettamento dei saperi". Inoltre, l’apprendimento della lingua italiana è strettamente connesso anche al processo di integrazione degli alunni extracomunitari: “Nelle nostre classi” ha sottolineato il ministro dell'Istruzione “ci siano quote sempre più ampie di studenti extracomunitari penalizzati dalla barriera linguistica”, per questo motivo è importante trovare delle soluzioni nuove “e concentrare su queste le nostre risorse professionali ed economiche”.

“Proposte legislative solo dove è necessario”. Le proposte del ministro Gelmini, come lei stessa ha spiegato alla Camera, muovono da un dato di fatto: in Italia e soprattutto al Sud l’emergenza educativa è dilagante. Per far fronte a questa situazione il titolare dell'Istruzione ritiene indispensabile “una grande alleanza”, in cui tutti diano il proprio contributo “per migliorare la più grande infrastruttura del Paese”. Come? Assumendo una presa di posizione “lontana da inutili visioni ideologiche” e lasciando lo scontro politico fuori dalla scuola. A tal proposito, il ministro Gelmini ha espresso la volontà di preservare e mettere a sistema quanto di buono è stato fatto dai suoi predecessori: “per anni” ha spiegato “abbiamo imbullonato e sbullonato leggi e decreti, badando più al colore politico che alla sostanza dei problemi” oggi, invece, “abbiamo bisogno di una buona amministrazione e un buon governo, di semplificazione e chiarezza”. Non ci saranno quindi “leggi di sistema” ma verranno avanzate “proposte legislative solo dove è strettamente necessario” e queste favoriranno “l’adozione di criteri generali e indicazioni nazionali leggibili, evitando la metastasi delle norme di dettaglio”. 
 
Il bullismo. In particolare, per quanto riguarda la disciplina a scuola, il ministro Gelmini annuncia l’inasprimento delle norme anti-bullismo: "Non saranno piu' tollerati gli atti che non rispettano i compagni di classe, gli insegnanti, le strutture, il patrimonio comune".

Le risorse. Anche sul piano delle risorse la direzione scelta non è di completa rottura con il passato: il ministero dell’Istruzione ha infatti ereditato il piano triennale varato dal precedente Governo Prodi, rispetto al quale si procederà nel senso di un contenimento dei costi della spesa pubblica. In particolare, sulle risorse da destinare alle scuole paritarie, il ministro Gelmini ritiene di dover ragionarci tenendo conto del fatto che non “si debba aumentare il solco che divide la scuola statale dalla scuola paritaria” per preservare il diritto delle famiglie di esercitare la propria scelta educativa. “L'istruzione”, ha aggiunto il titolare dell’Interno “e' pubblica sempre, anche quando e' svolta dalle scuole paritarie”.

Il ministro Gelmini ha quindi concluso il suo intervento con una nota di ottimismo: “Non dobbiamo credere che la scuola italiana sia un malato terminale”; per cambiare “è necessario uno scatto d’orgoglio di tutti”.

Per saperne di più:
- Leggi anche l'articolo "Scuola, i debiti formativi si recuperano entro il 31 agosto" su Governoinforma

 

11/06/2008

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